Il mio primo motorino: il prototipo a 4 marce degli anni '80 (il "tubone" ravennate)

Motorino prototipo a pedivella simile al "tubone" degli anni '80 — il tipo di moto con cui Claudia ha imparato ad andare in moto a Ravenna
Il mio "tubone": il prototipo a pedivella con cui ho imparato ad andare in moto, primi anni '80.

Nota dell'autrice — aggiornamento 2026

Questo articolo l'ho scritto nel luglio 2022, pochi giorni dopo aver aperto il blog. Rileggendolo oggi mi rendo conto che quella storia del tubone ravennate dice già tutto su come sono fatta: prendere la pedivella nella caviglia finché non si impara, e poi non smettere più.


Il mio primo motorino: il prototipo a 4 marce degli anni '80 

Ci fu un periodo, dai miei 17 ai 19 anni — siamo nei primi anni '80 — in cui possedetti un motorino per i piccoli spostamenti quotidiani. 

Riuscire ad averlo fu un'impresa epica. 

Il rifiuto dei miei genitori era stato quasi totale e dovetti penare non poco per spuntarla. 

Non ricordo con precisione la sequenza degli eventi, ma posso ipotizzare come andò: dalla scuola media in poi avevo sempre lavorato durante le estati, e su questo mi appigliavo. Ero presa da mille cose e per i miei spostamenti era impensabile che ci fosse sempre qualcuno ad accompagnarmi. Il motorino arrivò quasi per forza di cose, dopo tante insistenze. 

Prototipo anni '80 simile al College Moto Morini usato a Ravenna negli anni dell'ITIS
Un modello simile al mio: il classico prototipo a 4 marce, il "tubone" in uso a Ravenna in quegli anni.

Come mai un prototipo e non un Ciao 

La questione è semplice: frequentavo l'Istituto Tecnico Industriale di Ravenna, e in quell'ambiente i prototipi andavano per la maggiore. Vedevo i ragazzi sempre a "pistolare" con il motore, le valvole, il tubo di scarico — e sebbene non ci capissi niente, volevo anch'io un motorino come quelli. 

Ne trovai uno d'occasione, color argento. Non ricordo con precisione né la marca né i dettagli tecnici, ma si trattava del classico prototipo a 4 marce in uso a Ravenna in quegli anni — quello che tutti chiamavano semplicemente il tubone o PROTOTIPO !.  Ipotizzo si trattasse di un College Moto Morini. 

I primi tempi: la pedivella e la caviglia 

I primi mesi furono i più complicati. Metterlo in moto non mi risultava per niente facile: spesso si ingolfava a forza di tentativi, e io continuavo a prendere la pedivella nella caviglia. 

Un'iniziazione dolorosa e ripetuta. Poi però "presi il piede all'accensione", come si dice, e da quel momento fu amore. 

Ci andavo a scuola, al mare, al lavoro. Alla sera raggiungevo i Lidi romagnoli. Di caschi non si parlava ancora — ricordo tantissimi insetti che si schiantavano in faccia e bisognava fare attenzione agli occhi. 

La velocità massima era di poco superiore ai 60 km/h, ma qui i ricordi si fanno evanescenti. 

La fine del tubone 

Un giorno, mentre ero lontana da casa per un po', qualcuno usò il mio motorino e si fece male a una gamba. Al mio ritorno non lo trovai più, soppiantato dal classico Ciao

Ormai c'era poco da fare. Quel prototipo però mi è rimasto impresso. Le emozioni che mi aveva regalato, insieme al ricordo della gioventù, sono state proprio quelle che mi hanno spinto, trentasette anni dopo, a imparare ad andare in moto sul serio. 

Certo che a rivederlo oggi, dopo un'evoluzione epocale di motorini e moto, sembra poco più di una bicicletta. 

Ma allora salire sopra quel prototipo a marce erano comunque grandi emozioni — e quel rumore quando cambiavi marcia o cercavi di tirarlo al massimo delle sue possibilità, quello non lo dimentico.



Se ti interessa sapere com'è continuata la mia storia con i motori, puoi leggere il racconto del mio viaggio sulle Dolomiti: In moto per Passo Rolle, Passo Valles e Passo Pordoi. Oppure l'uscita più recente: In moto sulle tracce di Leonardo da Vinci.

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