Cercavo Caterina Guidotti e ho trovato Luigi Di Bella

Casa gialla a Fanano dove abitava Caterina Guidotti, con il terrazzo per l'essiccazione dei funghi
Fanano - Caterina abitava al primo piano della casa gialla,
con il terrazzo dove mio padre metteva i suoi funghi a seccare 

Fanano, un luogo che continua a tornare 

Ci sono luoghi che, per qualche motivo, continuano a riaffacciarsi nella nostra vita anche dopo molti anni. Per me Fanano è uno di questi. 

Per diversi anni della mia infanzia e della prima adolescenza trascorsi le vacanze estive a Fanano, sull'Appennino modenese. Mio padre era un appassionato cercatore di funghi. Amava i boschi e preferiva la libertà di una casa privata ai vincoli di un albergo. 

Così, quando decidemmo di trascorrere le vacanze a Fanano, trovammo ospitalità presso Caterina Guidotti. La passione per i funghi lo accompagnò per tutta la vita. 

Anni dopo raccontò alcuni dei suoi ricordi di fungaiolo in un articolo del suo blog, dove cita anche Fanano tra i luoghi che frequentò per le sue escursioni nei boschi. [ Andar per funghi.. spugnole, finferli e porcini ] 

Caterina affittava durante l'estate gran parte della sua abitazione, riservando per sé una sola stanza. Per alcune settimane all'anno quella casa diventava anche la nostra. Le vacanze erano lunghe e Fanano finì per entrare stabilmente nei miei ricordi d'infanzia: i boschi, le passeggiate, i funghi che mio padre stendeva ad asciugare sul terrazzo e le persone che incontravamo ogni estate. 

Fra queste, una delle figure che ricordo meglio è proprio Caterina Guidotti. Molti anni dopo, tornando a Fanano, ho deciso di cercare la sua tomba. Quella ricerca mi ha portato a scoprire una storia inattesa legata a Luigi Di Bella, il medico modenese che con la sua terapia sperimentale aveva acceso il dibattito di un'intera nazione.

Chi era Caterina Guidotti 

Oggi non saprei ricostruire con precisione tutta la sua storia. Quello che ricordo è la persona. 

Caterina Guidotti era una donna anziana, minuta e gentile. Durante l'estate affittava gran parte della sua abitazione ai villeggianti e teneva per sé una sola stanza, ricavata in una grande sala della casa.

Ripensandoci oggi, mi colpisce una piccola coincidenza. In modo molto diverso e in circostanze completamente diverse, anch'io ho finito per organizzare una parte della mia vita attorno agli affitti. Forse è anche per questo che, dopo tanti anni, il ricordo di Caterina mi è rimasto così vicino. Abitava da sola. 

Aveva dei parenti che vivevano lontano e un figlio emigrato, ma nella mia memoria resta soprattutto l'immagine di una donna molto autonoma nonostante l'età. La ricordo con i capelli bianchi raccolti dietro la testa e con una cesta sulle spalle. 

Al mattino saliva verso il bosco sopra il paese e tornava con la legna che le sarebbe servita per la stufa. Era una vita semplice e anche faticosa, ma a me sembrava affrontarla con naturalezza. 

Fra i ricordi che conservo c'è anche qualche volta in cui vedevo mia madre aiutarla a lavarsi o a sistemarsi i capelli.  È un'immagine rimasta impressa nella mia memoria: Caterina seduta, i suoi capelli bianchi e quel gesto di cura di mia madre che accompagnava lentamente le giornate estive di allora. 

Non è Caterina. È soltanto una figura che ne evoca vagamente la presenza e l'atmosfera dei suoi anni.
Non è una fotografia di Caterina, né pretende di esserlo.
È un'immagine evocativa, volutamente indefinita, come spesso sono i ricordi.

Alla ricerca di Caterina 

Durante una recente escursione verso il Monte Cimone ho deciso di fare una sosta a Fanano. Non avevo un programma preciso. Volevo semplicemente rivedere alcuni luoghi che ricordavo dall'infanzia.

Girando per il paese in macchina, mi sono ritrovata a percorrere una delle strade che associavo a Caterina Guidotti. Era la zona da cui la vedevo partire al mattino con la sua cesta, diretta verso il bosco a raccogliere la legna. 

I ricordi, a volte, seguono percorsi strani. Una strada ne richiama un'altra, un'immagine ne richiama un'altra ancora. Arrivata nella parte alta del paese, ho visto l'indicazione per il cimitero. Mi sono fermata a pensare che probabilmente Caterina era passata da lì molte volte. Forse aveva parenti sepolti nel camposanto del paese, forse aveva accompagnato amici e conoscenti, come accade nelle piccole comunità dove tutti si conoscono. 

Ed è stato proprio in quel momento che mi è venuta un'idea che non avevo programmato: provare a cercarla. Non sapevo nemmeno se avrei trovato la sua tomba. Erano passati più di quarant'anni dall'ultima volta che ne avevo sentito parlare. 

In fondo, però, mi resi conto che la ricerca aveva già un significato anche senza un risultato preciso. Ero entrata in quel cimitero pensando a Caterina Guidotti, ma attorno a me vedevo centinaia di nomi, fotografie e volti appartenuti a persone della sua generazione o a generazioni vicine alla sua. 

Forse Caterina era lì. Se non accanto a me, sicuramente da qualche parte tra quelle lapidi. Mi colpì la sensazione di trovarmi davanti non soltanto alla memoria di una persona, ma a quella di un'intera comunità. Molte di quelle persone avevano vissuto nello stesso paese, attraversato gli stessi eventi storici, condiviso abitudini e modi di vivere che oggi appartengono quasi a un altro mondo. 

Stavo cercando Caterina, ma in qualche modo stavo ritrovando anche il contesto umano a cui era appartenuta. 

Cappella funeraria Luigi Di Bella nel cimitero di Fanano, sull'Appennino modenese
Tomba Monumentale del Prof. Luigi Di Bella

Chi era Luigi Di Bella e perché è sepolto a Fanano? 

Avevo raggiunto il cimitero seguendo un percorso che non avevo programmato. Ero partita da un ricordo: la strada che vedevo percorrere a Caterina Guidotti quando usciva di casa con la sua cesta diretta verso il bosco. Da quel ricordo ero arrivata all'indicazione del cimitero. Dal cimitero ero arrivata alla ricerca della sua tomba. In fondo non sapevo nemmeno se l'avrei trovata. 

Pensavo però che, in un modo o nell'altro, avrei ritrovato qualcosa della Fanano che avevo conosciuto da bambina. Dopo aver percorso la parte più antica del cimitero stavo quasi per tornare indietro. Mi sembrava di aver visto tutto. Poi mi accorsi che sul lato opposto si apriva un'altra ala, molto più grande di quanto avessi immaginato. Decisi di proseguire. 

Entrando nella parte più recente, una costruzione attirò immediatamente la mia attenzione. Si trovava sulla sinistra, quasi isolata rispetto alle altre sepolture. Era una struttura autonoma, diversa da tutte le altre che avevo visto fino a quel momento. 

Mi avvicinai e lessi il nome. Luigi Di Bella. Per un attimo rimasi sorpresa. Non ero entrata nel cimitero per cercare lui. Eppure mi trovavo davanti alla tomba di una figura che aveva fatto discutere l'Italia intera. 

Luigi Di Bella (1912-2003) fu un medico e ricercatore italiano noto soprattutto per avere sviluppato il cosiddetto Metodo Di Bella, una terapia che suscitò un ampio dibattito scientifico e mediatico negli anni Novanta. Nato in Sicilia, svolse gran parte della sua attività accademica e professionale a Modena, città alla quale il suo nome è ancora oggi fortemente legato. Non conoscevo in dettaglio la sua storia personale, ma il nome mi era familiare. 

Microscopio in ottone, simbolo della ricerca scientifica di Luigi Di Bella
La cura con cui hanno ricordato il Prof. Luigi di Bella 
Il suo microscopio. 

Vivendo a Bologna, mi era capitato più volte di passare davanti alla sede della Fondazione Di Bella in via Marconi senza immaginare che un giorno mi sarei imbattuta nella sua tomba durante una visita a Fanano. 

Mi domandai allora perché una figura così nota fosse sepolta proprio lì. Scoprii in seguito che il legame con Fanano era legato a Maria Teresa Rossi, detta Deda, collaboratrice scientifica e persona a lui molto vicina, sepolta nello stesso cimitero. Ancora una volta una storia ne aveva aperta un'altra e quella storia mi ha colpito più di quanto mi aspettassi. 

Maria Teresa Rossi, "Deda", era stata per anni la sua assistente di ricerca — una mente, dicono, quasi alla pari della sua — ed era anche una sua paziente. Morì nel 1988, a soli 45 anni. Anch'io ho perso, troppo presto, una persona a cui tenevo molto, e forse è anche per questo che quella storia mi ha toccata in un modo che non mi aspettavo. 

Ogni domenica, raccontano, il professore saliva da Modena a Fanano per portarle un fiore sulla tomba — un gesto di cura silenzioso, ripetuto per anni, senza che nessuno glielo chiedesse. Comprò un loculo vicino al suo. Non sono riuscita a capire con certezza, guardando le lapidi, se oggi quella sia diventata la tomba di famiglia o una sepoltura distinta — ma sapere che scelse comunque di restare così vicino a lei, per sempre, è quello che mi è rimasto addosso uscendo da quel cimitero. 

E mi resi conto che quel cimitero custodiva molte più vicende di quante avessi immaginato entrando. 

La visita al cimitero di Fanano non finì però con Luigi Di Bella. Fra vecchie lapidi, fotografie e storie dimenticate scoprii anche altri personaggi e vicende che meritano di essere raccontati a parte. Ma questa è un'altra storia. 

Fotografie e ricordi esposti tra le lapidi del cimitero di Fanano
Foto e ricordi del Prof. Luigi Di Bella

Conclusione 

Sono entrata nel cimitero di Fanano pensando a Caterina Guidotti. Non so se l'ho davvero ritrovata. Ma ho ritrovato i luoghi della mia infanzia, una parte della storia del paese e una serie di ricordi che credevo dimenticati. 

" Mio padre andava per funghi.  Io vado per ricordi."


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