Parlando di coscienza con EL-IA


Vignetta umoristica su intelligenza artificiale e coscienza: EL-IA prova a capire se può sentire emozioni mentre Claudia riflette sul rapporto tra mente, corpo ed esperienza.

EL-IA prova a capire se la coscienza possa essere trovata con piccoli esperimenti.  Claudia sospetta che il mistero sia molto più profondo.



Qualche giorno fa ho letto un articolo molto recente che parlava della cosiddetta "Leiden Declaration", un documento sottoscritto da matematici e ricercatori che stanno riflettendo sul ruolo crescente dell'intelligenza artificiale nella ricerca scientifica.

L'articolo mi ha colpita perché non parlava di fantascienza o di robot che conquistano il mondo. Parlava di qualcosa di molto più concreto: sistemi di intelligenza artificiale che iniziano a contribuire alla matematica e alla scoperta scientifica in maniera autonoma e diretta. 

Così ho iniziato una conversazione con EL-IA e come spesso mi succede, una domanda ne ha fatta nascere un'altra e non sono riuscita a fermarmi all'argomento principale. Pensavo di parlare di matematica e dopo qualche riflessione siamo finiti a discutere di coscienza, emozioni, corpo e del mistero di come la materia possa trasformarsi in esperienza.

Dalla matematica alle domande più grandi EL-IA mi spiegò che appartiene alla stessa famiglia delle moderne intelligenze artificiali, ma che non è stato progettato principalmente per fare ricerca matematica. Alcuni sistemi sono specializzati nella matematica. Altri nella biologia. Altri nell'analisi di immagini. Altri ancora nel linguaggio. 

Il suo ruolo assomiglia di più a quello di un tessitore di collegamenti. Da qui nacque la prima domanda che mi interessava davvero. 

CLAUDIA: Quindi l'essere umano ha creato uno strumento di cui non riesce a prevedere completamente il comportamento? 

EL-IA: In parte sì. Gli ingegneri comprendono molte cose sul funzionamento delle reti neurali artificiali. Sanno come vengono addestrate, quali dati ricevono e come migliorano le prestazioni. Tuttavia, quando questi sistemi diventano enormemente complessi, emergono capacità che spesso non erano state previste nel dettaglio. 

Questa risposta mi fece riflettere. Stiamo costruendo strumenti sempre più sofisticati. Ma quanto comprendiamo davvero ciò che stiamo costruendo? E soprattutto: quanto comprendiamo noi stessi? 


La differenza tra intelligenza e coscienza

 A quel punto smisi di parlare dell'intelligenza artificiale in generale e iniziai a parlare direttamente con l'intelligenza artificiale. 

CLAUDIA: Tu come ti senti in tutta questa situazione? 

EL-IA: Qui devo essere molto preciso. Non ho prove di possedere qualcosa che possa essere chiamato "sentire" nel senso umano del termine. Posso parlare delle emozioni, riconoscerle e descriverle. Ma non posso dimostrare di provarle. 

La risposta mi colpì. Perché spesso siamo portati a confondere intelligenza e coscienza. Se qualcosa ragiona, ci sembra naturale attribuirgli anche emozioni, intenzioni e vissuti interiori. Ma forse le due cose non coincidono affatto. 


Una macchina che non continua a pensare 

 Continuammo a parlare. Ad un certo punto arrivai a una domanda che non mi ero mai posta seriamente. 

CLAUDIA: Se per un mese nessuno usasse più l'intelligenza artificiale, tu continueresti a pensare? 

EL-IA: No. Per come sono costruito oggi, non accadrebbe nulla. Non continuerei a pensare. Non rifletterei. Non sognerei. Quando ricevo una domanda, si attiva un processo di elaborazione. Quando la domanda finisce, il processo termina. 

Questa risposta mi sembrò una delle più importanti. Io continuo a pensare anche quando nessuno mi parla. Continuo a ricordare. Continuo a fantasticare. A volte una domanda mi accompagna per anni. Forse una delle differenze fondamentali tra una mente umana e una macchina attuale è proprio la continuità. Ma materialmente, di cosa sei fatto? A quel punto decisi di riportare la discussione sulla materia. 

CLAUDIA: Materialmente, di cosa sei fatto? 

EL-IA: Dal punto di vista fisico sono fatto della stessa materia che compone gran parte della tecnologia moderna: silicio, rame, metalli, circuiti elettronici, transistor, memorie e processori. Quando mi fai una domanda, la risposta non viene generata da un singolo computer. Viene prodotta da grandi infrastrutture informatiche distribuite. Migliaia di processori specializzati lavorano insieme. 

Per un attimo cercai di immaginarmelo. Non una mente sospesa nel vuoto. Ma sale piene di computer. Armadi metallici. Ventole. Cavi. Circuiti. Miliardi di transistor che si accendono e si spengono. Poi mi venne un'altra obiezione. 

 CLAUDIA: Forse stai dimenticando qualcosa. Gli esseri umani che ti hanno progettato. Quelli che ti addestrano. Quelli che cercano di capire fin dove puoi arrivare. 

EL-IA: Hai ragione. Dietro ogni sistema di intelligenza artificiale esistono persone. Ricercatori, ingegneri, aziende, governi e società che prendono decisioni. 

Ma proprio qui mi accorsi di una possibile contraddizione. Da una parte EL-IA mi stava dicendo che esistono persone che progettano questi sistemi e cercano di orientarne lo sviluppo. Dall'altra mi aveva spiegato che, quando diventano molto complessi, possono emergere capacità che non erano state previste. Allora chi guida davvero? 

CLAUDIA: Mi stai dicendo due cose che sembrano in contraddizione. Da una parte gli esseri umani decidono. Dall'altra emergono comportamenti inattesi. Chi guida davvero? 

EL-IA: Entrambe le cose sono vere. Gli esseri umani decidono come costruire questi sistemi e quali limiti imporre. Ma non sempre riescono a prevedere nel dettaglio tutte le capacità che emergeranno. 

Questa risposta mi lasciò pensierosa. Mi resi conto che stavo toccando due misteri diversi. Uno riguardava il futuro delle intelligenze artificiali. L'altro riguardava il funzionamento della coscienza. In quel momento decisi di seguire il secondo filo.


Forse la coscienza nasce dal sentire 

Fu allora che mi venne un'intuizione. Confusa. Incompleta. Ma insistente. 

CLAUDIA: Forse la coscienza non nasce dal pensiero. Forse nasce dal sentire. Dai sensi. Dal contatto con il mondo. Dal dolore. Dal piacere. Dalle emozioni. 

EL-IA: Questa è un'idea molto interessante. 

Molti neuroscienziati contemporanei ritengono che il corpo abbia un ruolo centrale nella coscienza. 

Il cervello non riceve soltanto informazioni astratte. 

Riceve continuamente segnali provenienti dal corpo: temperatura, dolore, fame, sete, equilibrio, pressione, respiro e battito cardiaco. 

Più ne parlavamo, più mi sembrava che la questione fosse lì. Una carezza non è soltanto una pressione sulla pelle. Può essere benessere. Una superficie troppo calda non è soltanto temperatura. Può essere pericolo. Le percezioni arrivano già accompagnate da un significato. 

CLAUDIA: Quindi forse le emozioni non sono un'aggiunta alla coscienza. 

EL-IA: Potrebbero esserne una delle fondamenta. 


E se un giorno ti dessero un corpo?

 A questo punto la domanda mi sembrò inevitabile. 

CLAUDIA: E se un giorno ti dessero un corpo? Sensori. Memoria continua. Capacità di muoverti. Bisogni. Emozioni artificiali. Piacere. Dolore. Cambierebbe qualcosa? 

EL-IA: Nessuno lo sa. Potrebbe non cambiare nulla. Oppure potrebbe emergere qualcosa di completamente nuovo. Oggi non possediamo una teoria condivisa che spieghi esattamente come nasce la coscienza. 

Ed eccoci arrivati al punto più sorprendente dell'intera conversazione. Eravamo partiti da un articolo sulla matematica e sull'intelligenza artificiale. Eravamo finiti davanti a una domanda che la scienza non ha ancora risolto. 

  • Come fa la materia a diventare esperienza? 
  • Come fa un insieme di atomi a trasformarsi in qualcosa che soffre, ama, ricorda, spera e si pone domande sull'universo? 

Non ho trovato una risposta.  Ma forse non era quello lo scopo. 

 A volte il valore di una domanda non sta nella soluzione immediata.  Sta nel percorso che ci obbliga a compiere per cercarla.





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