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| Parlavo con Laura, feci un passo indietro e... il presidente dell'associazione capitò proprio nel posto sbagliato. Per fortuna la prese con filosofia. |
Verso l'Osservatorio Felsina.
Rimasi qualche istante in silenzio. Ero già contenta di essere arrivata fin lassù. Avevo la sensazione che, almeno per una sera, cambiare aria fosse proprio quello di cui avevo bisogno.
Prima di ripartire diedi un'occhiata al navigatore. Mancavano cinque o sei minuti all'osservatorio.
Dopo poche curve lo schermo si illuminò. «Percorso ricalcolato.» Tempo di arrivo: ventitré minuti. Guardai fuori. Le montagne erano sempre quelle. La strada pure. Eppure, in qualche modo, ero già riuscita a perdermi.
Quando finalmente arrivai, l'ultimo tratto saliva su uno sterrato e il parcheggio era poco più di uno spiazzo. Spensi il motore, cambiai scarpe e aprii la portiera. Tac. Il cellulare cadde a terra. Mi tornò in mente una frase sentita qualche settimana prima. — Ah... tu sei quella a cui cade sempre il cellulare. Uno dei soci non ricordava il mio nome. Quel particolare, invece, sì. Entrai cercando di convincermi che il peggio fosse passato. Naturalmente mi sbagliavo.
Il banchetto dell'accoglienza
Laura era già dietro al tavolino dell'accoglienza. «Ciao!» «Ciao Laura. Posso dare una mano?» «Certo! Siediti qui vicino. Intanto osservi come funziona, poi una delle prossime volte mi darai una mano davvero.» Sul tavolo c'erano il registro dei partecipanti, le fotografie realizzate dagli astrofili e il contenitore per il contributo dei non soci. All'inizio arrivava poca gente. Poi, piano piano, il via vai aumentò. Laura salutava tutti, spiegava come si sarebbe svolta la serata, rispondeva alle domande, indicava dove firmare. Sembrava farlo da sempre. Se qualcuno avesse fotografato quella scena e l'avesse pubblicata sulla Settimana Enigmistica, il titolo sarebbe stato: Trova l'intruso. Laura era perfettamente al suo posto. Io... un po' meno. Quando si allontanò per qualche minuto, accolsi un paio di persone, feci compilare il registro. Poi qualcuno mi chiese di pagare con Satispay. Fu in quel momento che decisi fosse più prudente restituire il banchetto alla sua legittima proprietaria.
Finalmente il cielo
Quando iniziò la presentazione mi sedetti ad ascoltare. Dopo un po', però, mi venne un dubbio. Mi ero allontanata senza avvertire Laura. Tornai indietro. «Scusa... sono andata ad ascoltare di là.» Lei mi guardò quasi sorpresa. «Ma figurati! Piuttosto... le galassie le hai già viste?» «No... aspettavo che qualcuno mi chiamasse.» Sorrise. «Ma sono già tutti ai telescopi!» Rischiavo seriamente di trascorrere una serata astronomica... senza guardare dentro un telescopio. Dietro la cupola dell'osservatorio c'era un piccolo mondo che fino a quel momento mi ero persa. Persone in fila, telescopi puntati verso il cielo, soci che spiegavano con entusiasmo quello che si vedeva nell'oculare. Le galassie che fino a pochi mesi prima erano soltanto sigle iniziarono finalmente a prendere forma. Poi, quasi per caso, alzai lo sguardo verso l'orizzonte. Dietro gli alberi stava salendo una Luna enorme, rossa. Per un attimo non la riconobbi nemmeno. Rimasi a guardarla. Mi riportò per un istante a un'altra sera, tanti anni prima, a Ravenna, quando i miei genitori erano ancora con me. Poi tornai a osservare il cielo.
Quando pensi che sia andato tutto bene...
Continuai a passare da un telescopio all'altro, facendo domande, ascoltando le spiegazioni dei soci e scoprendo un mondo che, fino a pochi mesi prima, conoscevo appena. A un certo punto iniziai persino a rilassarmi. Avevo superato il navigatore impazzito. Il cellulare caduto appena aperta la portiera. L'accoglienza all'ingresso. Le mie solite paranoie. Pensai: «Alla fine me la sono cavata.»
Il doppio pestone
Fu proprio allora che decisi di tornare da Laura per darle una mano con le sedie. Lei era dentro il casotto dell'osservatorio. Io ero sulla porta e continuavo a parlarle mentre facevo un passo indietro. Poi un altro. A un certo punto sentii il tallone appoggiarsi su qualcosa. Per un istante pensai fosse il gradino. Invece era un piede. Istintivamente cercai di spostare il peso sull'altro piede, nel tentativo di rimediare. Non feci che peggiorare le cose. Persi l'equilibrio e ricaddi di nuovo con tutto il mio peso proprio su quel piede. Mi voltai. Era Giulio, il presidente dell'associazione. «Oddio! Scusami!» Lui mi guardò con una calma che io, in quel momento, potevo solo invidiare. «Ma no... non ti preoccupare. Non è niente.» Io, invece, avrei voluto scomparire. Per reazione, scoppiai a ridere. Tornando verso la macchina, non riuscivo a smettere di ripeterlo: «Avevo appena trovato un posto che mi piaceva... e adesso mi toccherà cambiare associazione.»
Cosa mi sono portata a casa
Tornai a casa con negli occhi le galassie osservate per la prima volta, la Luna rossa che saliva lentamente dietro gli alberi. Il ricordo di una serata molto diversa, interessante e la sensazione di aver scoperto un luogo in cui vale davvero la pena tornare.
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| La locandina della serata raccontata in questo articolo. Per conoscere i prossimi appuntamenti, visita il calendario degli eventi dell'Associazione Astrofili Bolognesi. |
Il cielo di quella sera
La serata, organizzata dall'Associazione Astrofili Bolognesi nell'ambito di Cosmica 2026 – Il Festival di Astronomia, era dedicata a tre galassie: M51, M81 e M82, osservate direttamente al telescopio. Poco più in là, un telescopio con ottica digitale ci ha mostrato anche due nebulose planetarie, M27 e M57: non si guarda dentro l'oculare, ma su uno schermo, quasi fosse una fotografia astronomica scattata in diretta. [qui il link agli eventi dell'AAB ]


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