Siamo tutti spugne! Una piccola storia surreale.
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| Sette spugne, sette caratteri. Ognuna fa il suo lavoro, ognuna assorbe qualcosa. |
Erano in sette, in quella cucina d'albergo. Ognuna col suo compito, tutta la stagione.
La Spugna Lucidante si occupava delle macchine grandi — il mixer, la lavastoviglie industriale, il piano cottura che doveva sempre brillare. Lei stessa brillava, in un certo senso: gentile con tutti, un complimento pronto per ognuna, il tono giusto al momento giusto. Non sembrava mai consumarsi. Le altre invecchiavano, si sfilacciavano. Lei restava sempre... presentabile.
La Spugna Dimessa lavorava negli angoli, tra muffa e briciole, un po' in disparte, un po' triste — o almeno così sembrava.
Poi c'era la Spugna Assorbente, che si faceva carico di tutto quello che le altre non riuscivano a reggere. La Spugna Decorativa, sul bordo del lavello a fare bella figura, praticamente vergine di sporco vero. La Spugna Abrasiva, verde e dura, che tirava via anche l'incrostato. La Spugna Sgrassante, che si attaccava al grasso e non mollava finché non l'aveva sciolto tutto. E infine la Spugna Naturale, quella di mare, che faceva il suo lavoro e osservava. Punto.
La Lucidante non alzava mai la voce. Le bastava affacciarsi al momento giusto.
Una sera all'Abrasiva, alle prese con una crosta bruciata: «Solo tu la porti via senza rovinare la teglia. Le altre l'avrebbero già mollata.» Alla Sgrassante, davanti a una teglia unta da tre giorni: «Che pazienza. Le altre si lamentano anche per una macchia sola.» Alla Decorativa: «Sei l'unica che capisce che anche l'estetica conta, qui dentro.»
Per una sera, ognuna si sentì l'unica vera collega della Lucidante in un mare di spugne mediocri. Nessuna sapeva che le altre avevano sentito, più o meno, la stessa frase.
Poi, di colpo, niente. Per tre sere la Lucidante non disse una parola all'Abrasiva. Lodò solo la Sgrassante, proprio davanti a lei — «che dedizione, che costanza». L'Abrasiva, che non aveva mai avuto bisogno dell'approvazione di nessuno, si ritrovò a grattare lo stesso angolo per dieci minuti, chiedendosi se avesse davvero pulito bene.
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| «Solo tu la porti via senza rovinare la teglia.» Un complimento può fare molto. |
Il giorno dopo la Lucidante tornò gentile come sempre: «Sai che la Sgrassante ha detto che tu esageri, con questa storia di grattare tutto? Io non voglio mettervi contro, dico solo quello che sento in giro.» Quel pomeriggio l'Abrasiva rispose male alla Sgrassante per due centimetri di teglia mal pulita. Nessuna delle due chiese mai alla Lucidante cosa avesse detto all'altra.
Nel frattempo, tra la Dimessa e l'Assorbente era nata quasi un'amicizia — lei raccontava, l'altra ascoltava, felice di essere utile a qualcuna che non chiedeva mai niente. Poi, senza che nulla fosse davvero cambiato, arrivarono le frecciate: «Hai aiutato anche la Sgrassante, oggi.» «Sì, aveva un problema con...» «Niente, dicevo così. A me basta anche un minuto, in fondo.» L'Assorbente si scusò per qualcosa che non aveva capito, e da allora fu più attenta con la Dimessa, un po' meno con tutte le altre.
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| Lei racconta, l’altra ascolta. E per un po’ sembra quasi un’amicizia. |
Verso fine stagione, quando fu l'Abrasiva ad avere un momento di sconforto, fu l'Assorbente a starle vicino per due sere di fila. La Dimessa non fece scenate. Non disse niente. Quando l'Assorbente tornò da lei, la trovò già intenta a parlare con la Decorativa.
«Tutto bene?»
«Sì sì. Tanto mi arrangio.»
L'Assorbente restò lì un momento, con la strana sensazione di aver perso qualcosa senza saper dire bene cosa.
La Lucidante era brava a farsi notare, ma ancora più brava a notare lei per prima. Stava sempre vicino alle macchine grandi, e le macchine grandi stavano vicino al proprietario, che al telefono non abbassava mai abbastanza la voce. Fu così che seppe, con settimane d'anticipo su tutte le altre, che il proprietario aveva un altro locale al mare, e che a fine stagione ci avrebbe spostato parte del personale — spugne comprese. Non lo disse a nessuna. Aspettò il momento giusto.
Poi arrivò la sera in cui annunciò la vacanza: «Ragazze, la stagione sta per finire. Perché non ce ne andiamo tutte insieme al mare?» Nessuna sapeva che il proprietario aveva già deciso tutto. La Lucidante ebbe la cortesia di far credere a ciascuna che l'idea fosse stata sua — e passò da ognuna con una promessa diversa: all'Abrasiva un posto dove finalmente essere dura senza offendere nessuno; alla Sgrassante un posto dove nessuno si stacca mai; alla Decorativa vetrine bellissime; alla Dimessa, con un'attenzione quasi fuori posto, un posto dove finalmente qualcuno avrebbe notato il suo talento.
Solo la Naturale, zitta com'era sempre, pensò che quella vacanza somigliava meno a una gita e più a qualcosa che, prima o poi, sarebbe andato strizzato per bene.
Il giorno della partenza salirono tutte sul furgone. Tre ore di viaggio, e poi il mare. Il cartello diceva SPIAGGIA LIBERA. Fu lì che le vere nature vennero a galla — letteralmente.
La Lucidante, appena toccò l'acqua, galleggiò, splendida come sempre: «Visto? A me l'acqua non fa niente.» La Dimessa sparì piano nella sabbia, senza far rumore — solo che stavolta nessuno la stava guardando abbastanza da accorgersene subito. L'Assorbente si gonfiò fino a diventare il triplo di sé stessa, prendendosi dentro l'acqua di tutte, come aveva sempre fatto con i problemi di tutte. La Decorativa urlò che nessuno l'aveva avvisata che il mare fosse bagnato. L'Abrasiva si bagnò e basta, senza drammi. La Sgrassante si attaccò alla prima cosa che trovò — la gamba dell'Abrasiva, che non apprezzò affatto.
E poi arrivò la seconda onda. Portò via la Lucidante, che si allontanò galleggiando, splendida fino all'ultimo.
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| Al mare vengono a galla le vere nature. Letteralmente. |
«Dove va?» chiese qualcuna.
La Naturale strizzò lentamente il suo corpo. «A organizzare un'altra vacanza. Probabilmente in montagna, così potrà dire che il freddo è colpa nostra.»
Silenzio. Poi qualcuna si accorse che mancava anche la Dimessa. Nessuno seppe dire quando fosse sparita del tutto nella sabbia, né dove fosse finita.
«E lei?»
«Chissà. Forse è ancora lì sotto. Forse no. Con quella, non si sa mai cosa sia vero e cosa sia scena.»
«E noi?»
«Noi restiamo qui.»
«A fare cosa?»
La Naturale sorrise, per quanto una spugna possa sorridere. «Prima ci strizziamo. Poi vediamo.»
Perché, alla fine, siamo tutti delle spugne. C'è chi assorbe tutto, chi lascia scivolare quasi tutto e chi passa la vita a convincere gli altri di essere impermeabile.
Prima o poi, però, arriva un'onda.






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