Dieci anni altrove

Fotografia in bianco e nero di una donna seduta a terra in un momento di pausa e riflessione
Un momento di pausa, senza data precisa

Come è cambiato questo blog. E, forse, anche chi lo scrive. 


Un blog nato quasi per caso

Quando ho aperto questo blog, nel 2022, non avevo un progetto preciso. Pensavo di raccontare qualche giro in moto, mettere qualche fotografia, scrivere ogni tanto due righe sulla fisarmonica. Niente di più.

Un blog personale, senza troppe pretese. Infatti è rimasto quasi fermo. Ogni tanto pubblicavo qualcosa, poi passavano mesi senza che scrivessi una riga. In fondo non avevo ancora trovato un filo che tenesse insieme tutto. 

Il giorno in cui ho deciso di aprirlo davvero l'ho raccontato in un altro articolo, ma quel primo passo non bastava ancora a spiegare dove sarei arrivata. Ripensandoci oggi, mi accorgo che non avrebbe potuto andare diversamente. 

Dieci anni altrove

Alle spalle mi portavo quasi dieci anni, più o meno dal 2013 al 2022, in cui la mia vita aveva ruotato quasi completamente intorno ai miei genitori. 

Quando aprii il blog mia madre non c'era già più, mentre mio padre era ancora con me. Quel periodo non era davvero finito: stavo semplicemente entrando nell'ultimo tratto di un cammino, il più doloroso, che avrebbe cambiato la mia vita molto più di quanto allora riuscissi a immaginare. 

Faccio ancora fatica a ripensare a quegli anni. Faccio ancora fatica ad accettare quello che hanno dovuto attraversare i miei genitori. La pandemia rese tutto ancora più difficile: ottenere visite, ricoveri, continuità nelle cure e risposte chiare sembrava, a volte, quasi impossibile. Mi è rimasta addosso l'angoscia di non essere riuscita a proteggerli come avrei voluto e il pensiero che una parte della loro sofferenza avrebbe potuto essere evitata continua ancora oggi ad accompagnarmi. 

Il salto quantico

Mi viene in mente una metafora della fisica. Quando un elettrone cambia livello energetico si parla di salto quantico: si vede dov'era prima e dove arriva dopo, ma quello che succede nel mezzo resta impossibile da raccontare. 

Ecco, a volte ho l'impressione che anche nella vita esistano salti così. Solo che possono durare anni. 

Per me sono stati gli anni in cui vivevo sempre con la sensazione che potesse succedere qualcosa da un momento all'altro. Più degli ospedali ricordo proprio quello stato di allerta continuo. Bastava una telefonata e pensavo subito che fosse successo qualcosa. E insieme a quella paura c'era la sensazione di non essere mai abbastanza preparata. Non sapevo se stessi facendo le scelte giuste, se capivo davvero quello che mi dicevano i medici, se avrei dovuto insistere di più o fare diversamente. Credo che molte persone che hanno accompagnato un genitore malato conoscano bene quella sensazione. 

Quando si è più fragili

Nel frattempo anche la mia vita privata cambiava, e non in meglio. 

Ho imparato una cosa che avrei preferito non imparare: quando attraversi un periodo di grande fragilità, può capitare di incontrare persone che quella fragilità la riconoscono subito. Non sempre chi sembra offrirti una mano lo fa per aiutarti. Alcuni ti fanno sentire finalmente visto, compreso, accolto. Solo dopo ti accorgi che non era quello il loro vero interesse. 

Ripartire non è così semplice

Quando tutto questo è finito pensavo che sarebbe stato naturale riprendere la mia vita. Non è successo. 

Per molto tempo mi sono sentita come se avessi perso anche una parte della mia identità. I miei genitori non c'erano più, ma non riuscivo ancora a capire chi fossi diventata io. 

Anche la moto, riguardandola oggi, mi appare diversa da come la raccontavo allora. Per anni ho chiamato quei giri "viaggi". Oggi, riguardando quelle fotografie, mi accorgo che molti erano soprattutto un modo per allontanarmi qualche ora da tutto quello che avevo intorno. Forse più che viaggi erano fughe. 

Anche il blog è nato in quello stesso momento. Pensavo di avere qualcosa da raccontare, ma in realtà stavo ancora cercando le parole. Forse è anche per questo che è rimasto quasi fermo per tanto tempo.

Ritrovare la curiosità

Poi, lentamente, qualcosa ha ricominciato a muoversi. È tornata la fisarmonica, che in fondo non mi aveva mai abbandonata. È tornata anche una curiosità che avevo lasciato in silenzio per molti anni: quella per la fisica e per capire come funziona la natura. 

Non era una passione nata all'improvviso. Aveva radici lontane, da bambina prima, in un esame universitario poi, senza che allora me ne rendessi conto, aveva lasciato un segno profondo. Ho raccontato quella storia in un altro articolo, perché meritava uno spazio tutto suo. 

Da quella curiosità è nato anche il progetto *La scienza spiegata a me stessa*. 

Il filo che unisce tutto

A qualcuno potrà sembrare strano trovare, nello stesso blog, la moto, la musica, la fisica e qualche riflessione personale. Per me, invece, oggi hanno finalmente un filo comune. Oggi mi accorgo che non sono passioni così diverse come sembrano. In fondo sono tutti modi diversi con cui ho cercato di rimettere insieme la mia vita. 

Non credo di essermi reinventata. Credo, piuttosto, di stare cercando di ricostruire un'identità che per molto tempo era rimasta in secondo piano. Chi sono oggi, in poche righe, lo trovi nella pagina "Chi sono". 

Ma se vuoi capire da dove arriva questo percorso, forse sei già nel posto giusto. Studiare qualcosa che non conosco, imparare un brano nuovo, partire per un giro senza una meta precisa, scrivere un articolo come questo sono modi diversi di ricordarmi che esisto anch'io. 

Quella curiosità, oggi, mi fa sentire viva. 

Una nuova orbita

Se devo continuare con la metafora del salto quantico, non so ancora se sono arrivata sulla nuova orbita oppure no. Forse sono ancora in mezzo. 

E mentre cerco di atterrare da qualche parte, cerco anche di lasciare traccia di questo cammino.


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