Una lampadina per Leonardo da Vinci
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| Un viaggio a Vinci, una cena, qualche bicchiere di vino e l'idea di spiegare la lampadina e l'elettricità a Leonardo da Vinci. |
Viaggio a Vinci tra fulmini, elettricità e qualche certezza di troppo.
La serata era cominciata con me e Riccardo seduti in una trattoria di Vinci: due elettrotecnici arrivati in moto da Ravenna e Bologna per una breve trasferta turistica, con qualche velleità culturale e la discutibile abitudine di parlare con grande sicurezza di cose che forse sarebbe stato meglio lasciare stare.
Dopo aver visitato musei e macchine leonardesche, ci eravamo fermati per una pasta ai funghi che, per l’occasione, avevamo promosso a specialità leonardesca. Non saprei dire se fosse davvero buona o se fossimo noi a trovarla straordinaria per merito del vino. A tavola ci tornò in mente il famoso film .. Non ci resta che piangere.
Non ci resta che piangere
Ci sembrava tutto semplicissimo. Ci eravamo però dimenticati di una cosa: Leonardo non conosceva nulla di ciò di cui stavamo parlando.
La porta sbagliata.
Finita la cena, e il vino ... cercammo l’uscita. L’ingresso era piuttosto tortuoso e cominciavamo ad avere la sensazione di esserci smarriti.
La aprimmo e ci ritrovammo in una stanza che non aveva nulla a che fare con la trattoria: grande, quasi spoglia, con pareti nude e un grande scrittoio di legno coperto di fogli e disegni. Allo scrittoio, curvo sui suoi lavori, stava Leonardo.
Rimase in silenzio, poi sospirò. Prese una lampada e alzò la fiamma, l'ambiente era davvero buio. Ora riuscivamo a vederlo meglio: era lui, o almeno la persona più simile a Leonardo da Vinci che avessimo mai incontrato.
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| Una porta sbagliata e ci ritroviamo davanti a Leonardo. O almeno così sembra. |
Leonardo non conosce l'elettricità
Riccardo cercò di rimettere ordine nella spiegazione. «Dovremmo partire dall’inizio: prima cos’è l’elettricità, poi cos’è la corrente elettrica.»
Riccardo non si lasciò fermare. «La corrente la puoi vedere anche nei fulmini. Quando un fulmine arriva a terra, c’è un enorme passaggio di corrente elettrica.»
Cominciò a raccontarci dei lampi, del frastuono del tuono, dell’acqua agitata e dei pesci spaventati, cose che aveva osservato e studiato molto prima che qualcuno parlasse di elettricità come ne parlavamo noi.
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| Leonardo da Vinci, A Deluge, circa 1517–1518, Royal Collection, Windsor. Lo studio appartiene alla serie di disegni dedicati al Diluvio e ai grandi fenomeni atmosferici. |
Il fulmine
Riccardo proseguì: l’elettricità si può produrre strofinando l’ambra con la lana; ci sono gli atomi e dentro gli atomi gli elettroni, che possono spostarsi e produrre il passaggio di corrente. Leonardo ascoltava pensieroso.
Il tungsteno e i LED
Fu lui a riportare il discorso alla lampadina. «Lasciamo perdere per un momento questa vostra elettricità. Cerchiamo piuttosto di capire che cos’è questa lampadina.»
Riccardo: «Serve innanzitutto una sorgente di corrente — una pila o una batteria. Poi un filo conduttore, per esempio di rame, e un materiale che opponga resistenza al passaggio della corrente. La corrente attraversa questo materiale, che si scalda e diventa luminoso: è il filamento.»
Imbottigliare i fulmini
Alla fine si alzò. «Va bene .»
Ci accompagnò verso la porta. Prima di aprirla si voltò verso di noi. «La prossima volta mi inventerò qualcosa per imbottigliare i fulmini. Così almeno avrete la vostra corrente.»
Uscimmo. La porta si richiuse dietro di noi e rimanemmo nel corridoio in silenzio.
«No.»
«Secondo me pensa che siamo due deficienti.»
«Probabile.»
«Però l’idea di imbottigliare i fulmini non era male.»
E tornammo alla trattoria a cercare l’uscita — o almeno quella che credevamo fosse ancora la nostra epoca.
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| E se Leonardo avesse provato a imbottigliare un fulmine per costruire la sua lampadina? |
Quello che Leonardo sapeva davvero su fulmini ed elettricità
Insomma tutto questo gioco per arrivare a dirvi che Leonardo, nei suoi disegni, ci fa vedere temporali, vortici d'acqua, il Diluvio — e si capisce che il fulmine lo aveva osservato eccome.
Osservava molto la natura, i suoi quaderni lo dimostrano. Ma il fulmine, per lui, restava quello che vedeva: un fenomeno naturale. Non poteva ancora pensare che dietro ci fosse una scarica elettrica, semplicemente perché l'elettricità, come la intendiamo noi oggi, non era ancora stata messa insieme in un'idea.
Per arrivare alla dimostrazione sperimentale del legame tra elettricità e fulmini bisognerà aspettare il Settecento, con Benjamin Franklin e gli esperimenti ispirati alle sue ipotesi.
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